(Foto: Pexels, Denis Lovrovic)
Kopam po vlastitim sjećanjima, zapisima i knjigama, jer čini se da se čovječanstvo bliži vlastitom kraju. A naš svijet sažet je u Trstu 19. i 20. stoljeća.
Pjesnik Miroslav Košuta sažima svoj grad, naš grad:
Cesarsko odpada nekdanji sijaj.
Po ulicah ladje na vetru drse.
Kot ženska odpira se na stežaj.
Grenkejši ko pelin so mrtvi ljudje.
Opasan z jeziki, ki pesmi pojo,
pijan od požara in strog od soli,
okraden za jutri, ob čast in nebo –
ta Trst je kot vera, ki ne dogori.
(Miroslav Košuta, 1976, 82)
Fabio Amodeo: A Trieste nel 1914 c’erano trentamila austriaci. Pochi anni dopo, nessuno. Va bene, qualcuno era stato trasferito qui per punizione, qualcuno faceva il poliziotto, e come tutti i poliziotti seguì lo Stato che lo aveva nominato. Ma trentamila poliziotti sono un po’ troppi, finirebbero per arrestarsi tra di loro. Possibile che di quei trentamila, tra i quali professionisti, dirigenti d’azienda, padroni, a nessuno sia venuto la voglia di fermarsi?
Sui libri di storia su questa faccenda non c’è nulla. Fatto sta che uno dei pochi che rimase, Julius Kugy, alpinista e cantore della montagna, è diventato famoso un po’ anche per questo. Poi venne il fascismo, e decise che tutti dovevano essere italiani. Difficile, in una città il cui elenco del telefono somigliava già allora a un verbale dell’assemblea dell’Onu. Però per un ventennio l’italianizzazione andò avanti, e così oggi al cimitero ci sono famiglie che non hanno mai cambiato nome, ma che sulla tomba hanno tre grafìe; lo stesso nome scritto all’italiana, alla tedesca e alla slava... subito dopo la guerra ci fu un esodo dall’altra parte: tutti quelli che abitavano l’Istria e Fiume, ed erano italiani, o avevano motivi per non amare il paradiso socialista, pensarono bene di andarsene, o furono indotti da alcuni esempi poco incoraggianti, e di due o trecento mila che erano molti si fermarono proprio lì, per poter vedere la costa della loro Istria almeno da lontano.
Intanto avevano rifatto i confini, e avevano lasciato attorno a Trieste un pezzo di terra così piccolo, ma così piccolo, che qualcuno che bagnava il giardino di casa si trovava denunciato dalla Jugoslavia per tentata alluvione, e se si usciva per una passeggiata era meglio avere il passaporto in tasca...
Ma, intanto, ča je bilo je pasalo, a ča će biti, kao smo ljudi a ne blago nekrsno i nespovidno, alora imamo naše misto i forme i načine da se održimo i razvijamo naše plurikulture, a mislim tu napose na FORUM TOMIZZA. I zato evo nekoliko mojih pjesama posvećenih prijatelju i miritelju i tvorcu cultura di frontiera, velikom piscu i dragom prijatelju Fulviju Tomizzi. Fulvio Tomizza, istarski Talijan, ali i Hrvat, i Slovenac (»la mia cultura italiana, la mia sangue slava« - moja talijanska kultura, moja slavenska krv), jedan je od najvećih talijanskih romansijera 20. stoljeća, a gotovo svi romani bave se Istrom, svim kulturama Istre. Zato smo osnovali Forum Tomizza, Umag, Koper, Trst, na kojem raspredamo naše pogranične teme.
*Nastavak u sljedećem broju